I festeggiamenti di Sant’Antonio Abate

Il 17 gennaio è stato Sant’Antonio Abate e qui è stato festeggiato con una festa molto carina, soprattutto per i bambini.

Sant’Antonio facendo suoi i precetti evangelici distribuì tutti i suoi beni ai poveri e si ritirò nel deserto della Tebaide in Egitto, dove intraprese la vita ascetica. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini e bisognosi di tutto l’Oriente. Dopo la morte, nella chiesa dove erano venerate le reliquie, continuavano ad affluire molti malati, soprattutto di ergotismo canceroso, morbo conosciuto sin dall’antichità come ‘ignis sacer’ per il bruciore che provocava, poi chiamato “il male di s. Antonio” e poi “fuoco di s. Antonio” (herpes zoster). Poichè l’ergotismo veniva curato con il grasso del maiale, la confraternita degli antoniani cominciò ad allevare maiali, che potevano circolare liberamente fra cortili e strade senza essere  toccati da nessuno se portavano una campanella di riconoscimento. Per questo nella religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande eremita egiziano, che poi fu considerato il santo patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla.

Nel giorno della sua festa liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici.
Patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato; è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster, ma anche in base alla leggenda popolare che narra che s. Antonio si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino sgaiattolato dentro, creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a ‘tau’ e lo portò fuori insieme al maialino recuperato e lo donò all’umanità, accendendo una catasta di legna. Ancora oggi,
il 17 gennaio si usa accendere i cosiddetti “falò di s. Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. Le ceneri poi raccolte nei bracieri casalinghi di una volta, servivano a riscaldare la casa.

Dunque la giornata dei festeggiamenti è stata molto intensa…la banda, l’accensione del fuoco, la benedizione degli animali…soprattutto quest’ultima è stata molto entusiasmante per Giuseppe, che ha avuto un incontro molto ravvicinato con un gregge e ha potuto perfino prendere in braccio un agnellino. I cavalli, invece, ci sono sfuggiti e non siamo riusciti ad accarezzarli.


Il pomeriggio qualche salto sui gonfiabili e una guerra di coriandoli ci hanno permesso di ingannare la temperatura molto rigida e infine un pò d zucchero filato che ha gradito più il papà del pargoletto.

I fuochi d’artificio ce li siamo persi perchè il freddo era diventato veramente eccessivo. Comunque una bella giornata 🙂  Io adoro queste feste che rompono lo scorrere quotidiano del tempo creando ogni volta un’attesa carica di entusiasmo.

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Sono una trentaduenne romana innamorata dei suoi due figli per i quali vorrebbe un mondo migliore e che nel suo piccolo cerca di costruirlo. Come? Sbircia tra le pagine del mio blog per scoprirlo!
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