Il pianto del bambino

Nei giorni scorsi ho letto un libro che era nella mia lista da tempo Le emozioni dei bambini di Isabelle Filliozat. Un bel libro in cui ho trovato molte conferme e anche qualcosa di inaspettato.

Si tratta del pianto dei bambini. Istintivamente quando mio figlio piange io cerco di calmarlo dicendogli di non piangere ed, invece, l’autrice afferma che bisogna lasciar sfogare il bambini in modo che tiri fuori le sue emozioni negative e queste non rimangano inespresse, cosa che può a lungo andare avere risvolti negativi. In effetti se ci penso quando piangiamo cerchiamo si qualcuno che ci consoli, ma la cosa che ci fa stare veramente meglio e quando tra le braccia di questo qualcuno riusciamo a piangere tutto quello che abbiamo da piangere…è questo in effetti che ci fa stare bene, l’essere accolti insieme al nostro pianto! Il fatto di dire non piangere e di cercare di “soffocare” in qualche modo il pianto del bambino è qualcosa che fa stare meglio noi genitori più che il bambino stesso. Attenzione questo non vuol dire lasciar piangere il bambino ignorando il suo pianto, ma abbracciarlo, baciarlo dicendogli anche a parole che capiamo la sua tristezza e che gli vogliamo bene, senza però forzarlo a smettere prima del dovuto. Mi sono allora ritrovata a dire a mio figlio che cercava di trattenere i singhiozzi di piangere se senitiva di dover piangere così tirava fuori la tristezza, il tutto sotto gli occhi sbalorditi del marito.

Un’altra cosa sempre relativa al pianto che viene sottolineata nel libro è di non chiedere al bambino “Perchè piangi?” (altra classica frase di noi genitori). Infatti, posta in questo modo da un lato può suonare al bambino come un’accusa (perchè piangi? infondo non ce n’è motivo!) dall’altro l’interrogativo con il “perchè” invita a compiere una razionalizzazione che il bambino non sempre è in grado di fare. Meglio, invece, chiedere “Cosa è successo?”, in questo caso il bambino si sente meno sotto accusa e può riuscire più facilmente a spiegare l’evento che hanno determinato in lui la reazione di pianto.

Sono piccoli accorgimenti che a prima vista possono sembrare superflui ma aiutano maggiormente a creare un contatto con i nostri bambini soprattutto quando si sentono spraffatti dalle emozioni negative. Vale la pena provare no?

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Informazioni su Grilloperlatesta

Sono una trentaduenne romana innamorata dei suoi due figli per i quali vorrebbe un mondo migliore e che nel suo piccolo cerca di costruirlo. Come? Sbircia tra le pagine del mio blog per scoprirlo!
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2 risposte a Il pianto del bambino

  1. Sono d’accordo con quello che dici, ho frequentato un corso sulla genitorialità e ci hanno detto più o meno le stesse cose, comunque quello a cui dobbiamo mirare con i nostri figli è avere una buona comprensione emotiva.

  2. mammasorriso ha detto:

    bellissimo post! ce l’ho anch’io il libro, ma dovrei rileggerlo, è passato molto tempo! ottimi insegnamenti! 🙂 baci

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